Un buongustaio in India – Delhi pt.1

25.10.2018    
india

A Delhi ho vissuto, per qualche mese, forse non abbastanza per scoprirla tutta e creare quel tipo di memorie e sensazioni proprie di un luogo completamente famigliare come può essere il posto dove si nasce e si cresce, ma sicuramente sufficientemente a lungo per non considerarmi un semplice turista.

Che poi, a dire il vero, quando vivi in un determinato posto, i turisti li guardi e li osservi con occhi diversi, ostentando una certa superiorità nei loro confronti, superiorità che scaturisce da un rapporto con più intimo e personale la città. E ti viene da sorridere quando li incontri indaffarati con le loro cartine, oppure intenti a raccapezzarsi su quale fosse la tappa successiva della loro visita e come raggiungerla.

In realtà non è supponenza ma semplicemente una malcelata nostalgia, il ricordo di quando si è arrivati e si era esattamente né più né meno un come loro, uno straniero spaesato di fronte ad una realtà completamente nuova, percorso da quel brivido che solo la consapevolezza di poter immergersi in una realtà completamente diversa e fino ad allora sconosciuta può dare.

Delhi crea esattamente questo tipo di sensazioni. Si presenta come luogo difficile da capire, ti mostra dapprima la sua faccia più brutta e cattiva, ma allo stesso tempo si percepisce che quella sia solamente una maschera superficiale, calata sul volto della città per nascondere un mondo fatto di quotidianità, sensazioni ed emozioni tutte da scoprire.

Delhi, la capitale di un paese addirittura denominato sub-continente per quanto sia difficile categorizzarlo secondo gli schemi tradizionali, è una città che racchiude al suo interno tantissime anime diverse, ognuna delle quali pronta ad accoglierti a patto che tu sia disposto a danzare al ritmo che ti impone, a volte folle a volte molto più lento e rilassato.

Delhi è forse la meno indiana delle città indiane, moltissimi affermano che non rispecchi affatto quella che è la “vera” India (ma è forse possibile definire quale sia la vera India?! Mi sento di scomodare il Manzoni nello scrivere ai posteri l’ardua sentenza), ma è anche questo che la rende così unica e speciale. Una distesa infinita di case e di persone, ognuna delle quali con la propria storia personale da raccontare, che all’inizio quasi intimorisce e trasmette una sensazione di piccolezza assoluta di fronte alla sua opprimente grandezza, questo è stata Delhi per me al primo impatto.

Per quanto difficile da descrivere se non la si è vissuta, vi porterò, o almeno cercherò di farlo, in un viaggio alla sua scoperta, fatto di uggiose domeniche “invernali” (ebbene sì, a Delhi per un paio di settimane scarse tra dicembre e gennaio la temperatura minima notturna può aggirarsi intorno ai 10°C…) governate dalla routine e la voglia di fare qualsiasi cosa è quasi nulla, splendide giornate di sole in giro per la città dal mattino alla sera, serate in discoteca e tour culinari alla scoperta della vastissima varietà di cibi e piatti che la cucina indiana offre.

Giunti alla fine di questa prima descrizione vi starete chiedendo se sono serio oppure no, vi rispondo immediatamente “oppure no”. O meglio, non completamente. Tutto ciò di cui scriverò saranno avvenimenti che sono effettivamente successi durante il periodo durante il quale ho vissuto a Delhi. Ma lo farò con un tono canzonatorio e assolutamente ingiustificati picchi di stile, ossimoro dicotomico che mi aiuterà a prendermi non troppo sul serio.

Se avete in programma di andare a Delhi, se vi ho messo la pulce nell’orecchio, se vi piace quello che avete letto, se siete curiosi di sapere quali altri momenti di autentica poesia vi attendono o se semplicemente non avete molto altro da fare, nel primo capitolo vi porto con me da Malpensa fino all’aeroporto Indira Gandhi.

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