Thailandia, Cambogia e Laos, parte 2

17.12.2018    
cambodia, lao-peoples-democratic-republic   adventure, backpack

Day 9, 10, 11 - Siem Reap e i templi di Angkor

Arrivati a Siem Reap al mattino presto ci siamo subito sistemati in ostello (a prezzi ridicolosamente bassi, 4 dollari a notte, ma viste le temperature se si va d'estate consiglio vivamente un ostello con piscina e aria condizionata). Dopo un breve riposo siamo andati a visitare i villaggi galleggianti sul lago Tonle Sepe, fatte di palaffitte abitate da pescatori locali.

Alla sera grandi feste nella via dei bar di Siem Reap (cittadina nata unicamente in quanto partenza per le visite ai templi), la cosiddetta "Pub Street" dove si riuniscono tutti i backpackers e dove certo non ci si annoia. Pessima idea considerato che al mattino dopo dovevamo andare a vedere l'alba ai templi.

Dopo 3 ore scarse di sonno infatti siamo partiti con una guida trovatoci dall'ostello e un nuovo compagno di avventure americano, e ancora col buio siamo entrati nel sito archeleogico per vedere l'alba, con lo sfondo del tempio principale della zona, Angkor Wat, reperto della città degli Khmer, famoso per essere il luogo di culto più grande al mondo e per aver ospitato le riprese del film Tomb Raider. Oltre a essere effettivamente affascinante l'alba, in realtà è consigliabile entrare nel sito cosi presto soprattutto data l'incredibile quantità di turisti che l'affolla ogni giorno, in modo da anticipare la maggior parte dei turisti, oltre che per godere di una temperatura a quell'ora ancora sopportabile.

Dopo Angkor Wat siamo andati a vedere il bellissimo Ta Phrom, davvero una delle cose più belle mai viste... purtroppo non siamo riusciti a goderlo appieno dato che siamo arrivati nel momento di massima affluenza ed eravamo quindi sempre circondati da cinesi.

L'ultimo tempio visitato nella giornata è stata in realtà una rivelazione: il tempio Bayon, caratterizzato dalle mille facce scolpite nella roccia, ci ha totalmente affascinato, complice anche il monsone che ci si è rovesciato addosso, che ha mitigato il clima e fatto scappare i turisti più tradizionali.

Insomma i templi, per quanto affolatissimi di turisti, regalano senz'altro una giornata indimenticabile per la loro unicità; questi sono probabilmente i più famosi ma ce ne sono in realtà a decine, molte persone infatti comprano il biglietto di 48 ore per il sito archelogico (un biglietto unico se ben ricordo), in modo da poterne vedere di più. Poi alla sera si può sempre tornare alla pub street...

Il terzo giorno a Siem Reap abbiamo visitato una delle tante ong attive nella zona (poverissima nonostante il turismo... come spesso succede evidentemente non sono le popolazioni locale a goderne i benefici economici, pur essendo loro a subirne le conseguenze negative...); moltissimi sono i volontari che ci si fermano per mesi.

Day 12, 13 e 14 - Laos: Don Det e le 4000 isole

Siamo poi ripartiti da Siem Reap, destinazione Laos, risalendo il Mekong; essendo un percorso non troppo battuto abbiamo noleggiato un van per noi quattro, ma è stato in ogni caso un viaggio molto lungo e difficile a cause delle inondazioni dovute ai monsoni (anche i postumi della pub street hanno contribuito).

Il van ci ha lasciato al confine tra la Cambogia e il Laos, vicini  alla nostra destinazione: le 4000 isole nel Mekong, famose per ospitare le cascate più grandi del sud-est asiatico, e sopratutto uno degli unici posti al mondo (se non l'unico!) dove si possono vedere dei delfini d'acqua dolce nuotare nel fiume... Si può leggere di più al riguardo al link: https://www.travelwithbrothers.com/it/cambogia-kratie-delfini/

Tuttavia è stato poi problematico l'attraversamento della frontiera: in Laos la corruzione è un enorme piaga, e per ottenere il visto è stata necessaria una mancetta a ciascuno dei funzionari della dogana. Una delle persone che avrebbe dovuto prendere con noi il pulman da lì si è però rifiutato di farlo, e quindi abbiamo dovuto aspettare ore prima di partire, e siamo arrivati che era già buio al molo dove prendere la barchetta per arrivare all'isola da noi scelta, Don Det.

Portato a termine un attraversamento non proprio sicuro, siamo arrivati a Don Det, che dalle guide sembrava dover essere un'isola vivace, ma che a noi si è presentata come un gruppo di case fantasma, per lo più senza elettricità. L'isola in sé ci ha però regalato delle bellissime gite in bicicletta, degli scorci di vera vita rurale laotiana, una partita a calcio coi locals per i ragazzi, delle viste bellissime; non particolarmente esaltanti sono state le due attrazioni: abbastanza insignificanti le cascate, non così emozionante la vista dei delfini, di cui ne abbiamo avvistato 4 ma da 300/400 metri di distanza (quindi abbiamo a malapena visto muoversi qualcosa). In generale si può dire che Don Det e le 4000 isole rappresentano una meta probabilmente abbastanza unica per le sue peculiarità, ma probabilmente non imperdibile se uno non ha troppo tempo a disposizione.

Day 15, 16 - Dal Laos alla Thailandia

Siamo poi ripartiti da Don Det in direzione nord, intenzionati a vedere tutto il Laos. Tuttavia dopo 24 ore di piogge torrenziali, passate spostandoci verso nord, e dopo aver visto le pessime previsioni meteo per la settimana successiva, abbiamo deciso di desistere e di tornare in Thailandia, arrivando quindi dopo due giorni di viaggio a Chiang Mai.

- to be continued -

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