On the road in Normandia

25.07.2019    
france   food, nature, on-the-road

Da tempo la Normandia era nella mia lista delle "mete top", e finalmente a cavallo di Capodanno 2019, io e una piccola combriccola di aitanti giovani siamo riusciti a farci 8 giorni in questa meravigliosa terra dalle tonalità del verde e del blu marino.

1° tappa: Vezelay. Abbiamo diviso in due tratte la lunga strada che ci separava dal Nord-Est della Francia e siamo quindi partiti in macchina da Milano con destinazione Borgogna, dove abbiamo soggiornato in un bellissimo paesino che consiglio vivamente a tutti, Vezelay. L'alberghino dove abbiamo pernottato (SY Les Glycines) era all'interno di un palazzo antico e ha conservato tutta la suggestione e atmosfera tipica della campagna francese. Dopo una cena a base più di vino rosso che cibo (il vino della Borgogna è buonissimo!), siamo andati a letto e la mattina dopo abbiamo visitato il villaggio, patrimonio dell'UNESCO e pullulante di edera, imposte colorate e vicoli profumati,. Che siate di passaggio, o che il vostro viaggio sia proprio nella campagna della Borgogna, consiglio una tappa in questo magnifico paese.

2° tappa: Rouen. Lasciato Vezelay, ci dirigiamo a Nord, e dopo molte ore e parecchie multe (occhio agli Autovelux), arriviamo a Rouen, capoluogo della Normandia. Che dire, ad intensificare i ricordi di questa tappa è stato sicuramente l'albergo dove abbiamo soggiornato, uno dei più belli in cui sia mai stata: e non sto parlando di sfarzo, ma del lusso accessibile di poter dormire nella dimora stupenda, alle porte della città, di una coppia normanna simpaticissima. Il bed&breakfast si chiama Chambres d'Hôtes La Maison e il il voto, tra accoglienza, colazione, location e atmosfera è un 10 meritatissimo. Quanto il soggiorno alla Maison è stato magico, quanto la città in sé non è stata degna di nota. Carina, ma non ci spenderei troppo tempo. Qualche oretta a zonzo e via, si parte di nuovo.B&B

3° tappa: Etretat, ovvero il posto forse più famoso della Normandia, grazie alle suggestive falesie che la circondano. L'alta Normandia ha dei paesaggi che lasciano davvero senza fiato, e l'essere arrivati in questi posti durante il tramonto ha reso ancora più splendido il panorama circostante. Il momento sarebbe potuto essere perfetto, ma ahimè avevamo dimenticato di prendere il vino per fare l'aperello sulla spiaggia. Un imbarazzo non da poco, ma devo dire che anche da sobri abbiamo goduto a pieno della meraviglia che ci circondava. Lasciata la spiaggia ci siamo diretti al piccolo hotel La Salamandra, un alberghetto stile normanno, tra i più antichi e caratteristici del luogo. Stanze molto piccole ma piene di atmosfera di altri tempi. Dopo una notte deludente al casinò della località balneare, tutti a letto stanchi ma felici. La mattina dopo siamo saliti sulle splendide e austere falesie che circondano Etretat; la passeggiata che porta in cima alle scogliere non è tosta, e con un paio di sneakers si sale agilmente. Fortunatamente quando siamo andati noi non pioveva, e vi consiglierai di prendervi un paio di ore per godervi questi momenti molto intensi a pieno contatto con la natura. Questo è il posto sicuramente più turistico che abbiamo visitato, ma essendo Gennaio bassa stagione, non abbiamo trovato troppa gente.

Ristorante super consigliato ad Etretat: Le Marie Antoinette, ostriche e pesce davvero ottimi, in un locale intimo ed accogliente.

4° tappa: Honfleur. A circa 45 minuti di macchina da Etretat, sorge Honfleur, un caratteristico paesino sul mare; molto carino e altrettanto turistico. Il consiglio è di perdervi nei vicoli interni che si snodano all'interno della parte storica del paese. Qua troverete piccole gallerie d'arte, negozi di artigiani locali, gallerie fotografiche e molti gattoni che vi guarderanno con aria snob (d'altronde sono francesi anche loro). Sicuramente vale la pena prendere una birretta (o anche un paio) sul viale che costeggia il porto; dove vi sono attraccati vecchi pescherecci e velieri scenografici. Lasciata la cittadina, abbiamo optato per una cena, sempre a base di pesce, nel paese super chic di Deauville, e poi pernottamento in qualche sperduto villaggio della campagna normanna (nulla da segnalare riguardo questo albergo di cui fortunatamente ho dimenticato il nome).

5° tappa: Bayeux, il Memoriale sullo Sbarco in Normandia e Omaha Beach. Proseguiamo verso la Bassa Normandia, ovvero la parte più occidentale della regione. Dopo aver accarezzato qualche cavallo qua e là, spersi nella campagna circostante, arriviamo nell'incantevole paesino di Bayeux, noto soprattutto per l'antico arazzo custodito nella storica cattedrale (patrimonio UNESCO). Noi siamo arrivati di domenica e le vie erano completamente vuote, negozi e ristoranti chiusi. Siamo comunque riusciti a mangiarci un Croque Madame al volo (trés bon!) e poi ci siamo diretti di nuovo sulla costa a vedere le spiagge dello sbarco in Normandia e il memoriale/museo costruito dagli Americani per commemorare le vittime cadute durante la Seconda Guerra Mondiale. Devo dire che all'inizio ero abbastanza scettica, avevo paura che gli americani avessero dato un'impronta patriottica e "gloriosa" dello Sbarco, senza rendere conto alla drammaticità del momento vissuta da entrambe le parti. Mi sono dovuta subito ricredere: il museo è prima di tutto un viaggio attraverso la storia del conflitto mondiale. Stanze interattive, video, infografiche e testimonianze scritte che non vogliono giudicare ma spiegare cos'è stata la Guerra, e chi sono state le persone che hanno combattuto, sono morte o hanno anche solo partecipato passivamente ad una delle più grandi tragedie del Novecento.  Dopo essere usciti dal museo abbastanza provati, è arrivata la parte per me più emozionante, ovvero il cimitero americano che custodisce le spoglie dei caduti americani nella battaglia in Normandia. Il cimitero è in tipico stile statunitense, ettari di verde brillante con più di 9000 croci bianche piantate nel terreno. Poco distante, il mare. Scendendo a piedi dalla collina del museo e del cimitero, infatti, si arriva a Omaha Beach, una delle spiagge in cui avvenne lo Sbarco in Normandia. Dopo ore, ognuno per i fatti suoi, all'interno del museo e del memoriale americano, tutti e quattro ci siamo ritrovati sulla spiaggia, e siamo tornati alla macchina. Il tramonto l'abbiamo visto a Ravenoville, da quanto abbiamo capito meta estiva francese, con delle casette colorate che danno sul mare e che hanno reso l'aperitivo molto piacevole e i nostri animi più leggeri.

6° tappa: Barfleur, Fermanville e Genets. Il viaggio prosegue costeggiando il territorio normanno alla volta di Barfleur, caratteristico paesino in cui la bassa marea crea un scenografico "cimitero delle barche" per tutta la mattina. Verso il pomeriggio il mare rientra gradualmente nella baia e le barche tornano a galleggiare nuovamente. La bellezza di questi paesini risiede nella loro autenticità e nella natura selvaggia che li circonda. Appena usciti dal villaggio ci siamo imbattuti in altre scogliere a picco sul mare e in colline frastagliate dipinte di verde e di giallo. Una cosa che noti in Normandia è che hai tempo di indugiare. Non esiste la folla né la frenesia. La natura è stata assecondata e la gente vive di conseguenza; il silenzio permea le cose, e ci fa stare bene. Tutto questo si annulla nel momento in cui ci rendiamo conto che è il 31 dicembre e che, anche se sperduti nella campagna francese, dovremmo procacciarci del cibo e soprattutto del bere. Giungiamo così, dopo una tappa per le vivande, nel nostro castelletto prenotato per festeggiare; una dimora storica di un imprecisato anziano con tendenze monarche, nel grazioso villaggio di Genets. Tutti questi luoghi sono venuti da sé, non erano stati programmati ma sono stati frutto del caso; penso, ad ogni modo, che tutta la zona sia circondata da villaggi carini, natura selvaggia e costiere suggestive. Vi consiglio quindi di non prenotare troppo, ma di affidarvi alle strade, alle intuizione e impressioni del momento. Non penso ci sia troppo margine di errore. La serata è andata bene! Fiumi di champagne, un locale che ci ha accolti con felicità e chili di formaggio francese nei nostri stomachi dilatati e dilaniati.

7° tappa: Le Mont-Saint Micheal. Il 1° di gennaio ritorniamo nella folla, diretti a Le Mont-Saint-Micheal, uno dei posti più particolari  che troverete sul vostro cammino. Saint Micheal è un villaggio nella Manica che vive ogni giorno al ritmo delle maree. Durante il giorno la marea è bassa, e questo fa si che si formi una collina tra le dune sabbiose che la separano dalla "terra ferma". Su quest'isolotto fu costruita un'abbazia, e di fatto, sull'isola risiedevano solo i monaci. Oggi tutto ciò si è trasformato in un villaggio turistico pieno di ristoranti e negozi di souvenir; vale la pena però andarci per il fenomeno naturale delle maree, che rende il paesaggio magnifico e per il santuario che è tenuto benissimo e regala degli scorci pazzeschi. Noi siamo stati in tarda mattinata, abbiamo parcheggiato poco distante (non si può arrivare all'isola in macchina) e una navetta gratuita è venuta a prenderci al parcheggio apposito. Il pomeriggio l'abbiamo passato guidando per giungere, in serata, nella Loira.

8° tappa: Chateau Chenonceau e Lione. Nella Loira il paesaggio cambia, il vento e la malinconia tipici delle terre normanne lasciano il posto all'opulenza sua signoria. C'è da dire che la Loria noi non l'abbiamo visitata, ma di passaggio siamo andati al Chateau Chenonceau (non so come si pronuncia ma ipotizzo un SICATO' SCIENONSCIU'), Non sono un'appassionata di castelli, ma questo è a dir poco meraviglioso. La storia dietro questa costruzione è immensa, basti dire che durante la seconda guerra mondiale il castello era utilizzato come ospedale di guerra e il personale riusciva a far passare i francesi e gli Alleati nelle segrete per farli scappare dai tedeschi. Insomma, non un posto qualunque. Da questo castello passa anche molto della nostra storia rinascimentale che si può ammirare dai quadri e dall'architettura interna. La struttura è tenuta benissimo, e quando siamo andati noi, nel periodo natalizio, era decorata a festa con composizioni floreali stupende. I giardini che lo circondano sono altrettanto curati (i francesi sanno mantenere in vita magistralmente il loro patrimonio culturale) ed è piacevole fare una passeggiata lungo il fiume e il verde dei prati. Vale sicuramente il costo del biglietto e la visita! Consigliatissimo. Lasciatoci dietro la ricchezza aristocratica, ci ricordiamo che siamo poveri e torniamo in macchina in direzione Lione. Dopo alcune ore, eccoci nella capitale culinaria francese! BELLA, BELLA E ANCORA BELLA! Siamo arrivati sul tardi e subito siamo andati a mangiare un hamburger per rifocillarci; la sera la città è molto suggestiva, con il fiume che l'attraversa, sembra davvero una piccola Parigi. E' il giorno dopo però che abbiamo avuto il tempo di ammirare, complice una giornata di sole, questa splendida città. Super affascinante, consiglio di perdervi nei vicoli della città vecchia, cuore storico di Lione: ci sono delle stradine "segrete", all'interno di palazzi privati che collegano varie vie tra loro e rendono tutto più divertente e misterioso. Sempre da questo lato della città vale la pena visitare la Cattedrale di Saint Jean. Dall'altro lato del fiume si trova invece la Lione più vivace e giovane, nonché alcuni trai i migliori bistrot della città. Io consiglio vivamente di provare Balthaz'art: locale super caratteristico con piatti buonissimi e vino altrettanto all'altezza. fateci un giro!

A Lione, ahimè, si conclude il nostro viaggio alla scoperta di paesaggi, paesini e città unici nel loro genere e che non posso che consigliare. Devo dire che ha anche fatto meno freddo del previsto, e non ha quasi mai piovuto, quindi se dovessi scegliere direi che i mesi invernali sono perfetti per visitare questi posti: malinconia, oceano, ostriche, vino e campagna saranno i vostri compagni di viaggio che ricorderete con molto affetto.

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