La scalata del monte Mulanje, Malawi

28.08.2018    
malawi   adventure

Del mio viaggio di un mese in Malawi, i giorni che ricordo con più entusiasmo sono i 3 spesi sul monte Mulanje, nel sud del paese, che con i 3000 metri della sua vetta più alta, il Sapitwa, rappresenta il punto più elevato del Malawi e una delle montagne più alte di tutta l'Africa; il Mulanje è peraltro in realtà un massiccio, particolarmente vasto e con diverse cime.

Esistono diversi percorsi per arrivare in vetta, con un trekking che dura mediamente 3 giorni (2 notti), ma non bisogna aspettarsi sentieri tracciati come sulle Alpi, e tanto meno posti organizzati per dormire o per mangiare, si va totalmente all'avventura: occorre trovarsi una guida del posto, comprarsi da mangiare e da bere, e raggiungere alcune capanne (a volte abbandonate, altre con un custode), all'interno delle quali si può dormire per terra, scaldarsi attorno al fuoco (la notte fa veramente freddo, di giorno si stava sui 25 gradi) e cucinarsi la cena e il pranzo del giorno dopo. La guida è fondamentale per evitare di perdere il sentiero e rimanere bloccati per giorni sulla montagna: purtroppo sono numerose le persone avventuratesi senza guida e mai più scese.

Io sono andato con un ragazzo australiano che avevo conosciuto in un lodge a Monkey Bay, con cui mi ero accordato per affrontare questa avventura. Abbiamo dormito una notte nel vilaggio Mulanje, alla base dell'omonima montagna, e il giorno dopo ci siamo trovati una "guida": c'è un centro apposta all'inizio del villaggio, dove appunto ti aiutano a trovare la guida e, per chi volesse, dei carrier, che ti possono portare bagagli e vettovaglie, e scegliere il percorso che fa al caso tuo. E' consigliabile tuttavia trovare la guida il giorno prima, altrimenti ci si ritrova nella nostra situazione, che, dal momento che non ce n'erano più disponibili, abbiamo dovuto prendere come guida un carrier... con le conseguenze che racconterò successivamente.

Si consiglia  di organizzarsi in anticipo con la guida anche perchè per raggiungere i primi posti dove pernottare si deve fare la tratta più lunga, e noi tra una cosa e l'altra siamo partiti verso le dieci. "No problem" ci ha detto la nostra "guida", "conosco una scorciatoia e arriveremo comunque in tempo prima che faccia buio". Nonostante fosse chiaro anche a noi che non fosse un'idea proprio geniale, eravamo ormai entrambi abituati allo "stile africano" di vivere, e con una scrollata di spalle siamo partiti, dopo aver comprato 2/3 litri di acqua a testa, riso e fagioli in scatola, caricati (s)comodamente sui nostri zaini mezzi svuotati in ostello.

Dopo un'oretta di camminata piuttosto tranquilla, peraltro in mezzo a delle bellissime piantagioni di tè, di cui questa zona è piena (panorami incredibili), inizia la scorciatoia: invece di proseguire sul sentiero non troppo ripido, cominciamo a tagliare in mezzo alle rocce, seguendo un sentiero più piccolo, a tratti in realtà invisibile e sempre più scosceso; dopo un paio d'ore e una pausa ad una cascata, il sentiero è definitivamente sparito insieme alla vegetazione, ed è cominciato un tratto esclusivamente sulle rocce, con una pendenza tale che molto spesso dovevamo aiutarci con le mani per salire, sempre con le nostre schiene belle cariche. Per fortuna la guida ci aveva detto che quel tratto sarebbe durato solo un'oretta... immaginatevi quanto fossimo contenti di lui quando, più o meno 3 ore dopo, stavamo ancora salendo quel non sentiero con quella pendenza! Io per fortuna ero abbastanza in forma, ma il mio compagno australiano era esausto, e soprattuto eravamo completamente convinti che la nostra guida si fosse persa.

Alla fine tuttavia ci siamo ritrovati un un altopiano e davanti a un panorama mozzafiato; in un attimo abbiamo ritrovato il buon umore e l'entusiasmo (oltre alla vista del panorama, ha sicuramente contribuito la vista del sentiero che diventava pianeggiante). Così al calar del sole siamo finalmente arrivati, completamente esausti, al primo rifugio sul percorso, dove abbiamo trovato altri due "ospiti", una coppia di francesi, con la quale abbiamo condiviso il fuoco per scaldarci e la cena per riprendere le energie (come potete immaginare il menù prevedeva riso e fagioli). Il tutto dopo una doccia fatta con secchi d'acqua gelata ricaricati ad un ruscello, utile anche per ririempire le bottiglie d'acqua. Dopo una giornata del genere dormire per terra è stato semplice come non mai...

La mattina dopo ci siamo rimessi in cammino alle 6:30, insieme ai francesi (e soprattutto alla loro guida!) con i quali, durante i seguenti due giorni di cammino, abbiamo messo le basi per un'amicizia che credo durerà a lungo. Dopo aver camminato tutta la mattina su un percorso molto semplice, fatto per lo più di sali e scendi, siamo arrivati prima a delle cascatelle, che, nonostante fossero letteralmente gelate, sono state ottime per riprendersi, e poi per pranzo siamo arrivati al secondo rifugio, nel quale avremmo dormito dopo essere saliti sulla vetta principale, il Sapitwa.

La salita è stata a dire il vero molto dura, prima sotto il sole e poi sotto la pioggia, con vento costante, su una salita che a tratti rasentava l'arrampicata, su sassi e rocce, diventate anche scivolose; a noi spesso sembrava un po' troppo pericoloso, e saremmo sicuramente tornati al rifugio se non fosse stato per la noncuranza delle guide, che con il loro tipico atteggiamento africano ci hanno convinto che non ci fosse niente di pericoloso... beh alla fine siamo arrivati in cima, e senz'altro ne è a valsa la pena... basti guardare il video! https://www.youtube.com/watch?v=p2nJL-yDFRo&t=189s

Siamo poi scesi al rifugio e la sopresa della giornata è stata incontrare una ragazza coreana che si aggirava da sola per la montagna. Un personaggio davvero particolare, una ragazza che da tre anni viaggiava per il mondo da sola facendo wild camping. Beh quando le abbiamo chiesto perchè fosse senza guida e se non avesse paura, lei è rimasta stupita chiedendoci perchè avrebbe dovuto averne, che erano 2 giorni che si aggirava a caso per il massiccio dormendo in tenda... la gente non finirà mai di stupirmi.

Il mattino dopo noi e i francesi (la coreana si è riavventurata da sola verso Sapitwa - ma tranquilli, se l'è cavata, ci ha mandato una mail qualche settimana dopo per tranquillizarci, anche perchè incredibilmente aveva trovato la mia GoPro che avevo perso sul sentiero, e me l'ha spedita in Italia!) abbiamo iniziato a scendere la montagna e, dopo una discesa infinita, siamo arrivati ad una cascata verso la base dove ci siamo rinfrescati dalla faticata, preso il sole e fatto tuffi (ci hanno detto che la pozza dove finiva la cascata era profonda centinaia di metri!)

Una peculiarità dell'Africa è che essendo un continente così particolare, per i vari motivi che tutti conosciamo, si incontrano tantissimi personaggi pazzeschi. Alle cascate alla base del Mulanje ho conosciuto un ragazzo inglese di 32 anni che, per fare una raccolta fondi per un ospedale di quella zona, aveva appena finito di correre per tutta la lunghezza del Malawi: 27 maratone in 27 giorni. Non una cosa che si vede tutti i giorni. E non è la cosa più incredibile. Infatti quando l'ho conosciuto, e ha fatto quell'impresa, correva l'anno 2016. Ebbene, oggi, 2 anni dopo sta per completare un'altra impresa: il coast to coast africano di corsa, attorno ai 4000 km, precisamente 92 maratone in altrettanti giorni... una cosa spaventosa... date un'occhiata al suo sito http://brendanrendall.com/, oppure sul suo ig https://www.instagram.com/brendanrendall/.

Questa è una delle cose che rende meraviglioso viaggiare...tanto quanto ritrovarsi, 3 giorni dopo l'inizio dell'ascesa, di nuovo in mezzo a mozzafiato campi di piantagioni di tè, e girarsi per ammirare il bellissimo Mulanje alle proprie spalle, e pensare al giorno prima quando sei arrivato in cima, in una delle avventure più belle della tua vita.

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