FUGA IN MAROCCO

18.11.2020    
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IL viaggio che vi racconto oggi è stata la nostra piccola fuga.

Siamo partiti il 16 Febbraio, poco prima del lockdown per Coronavirus in Italia, quando ancora non sapevamo che mesi surreali ci sarebbero spettati.

Non avevamo molte idee di cosa avremmo fatto una volta arrivati in Marocco, ma avevamo scelto delle tappe poco distanti tra loro che ci avrebbero permesso di sfruttare al meglio i nostri pochi giorni, pur sapendo che avremmo visto solo una piccola parte di ciò che è quest’affascinante terra.

Siamo atterrati a metà mattina all’aeroporto Menara di Marrakech, a soli 3 km dalla città.

La prima cosa che ci è piaciuta è stata la temperatura mite di febbraio (25° gradi in media), quando da noi in pianura padana in quel periodo siamo intorno agli 0° umidissimi.

Una volta fuori dall’aeroporto abbiamo faticato non poco per riuscire a trovare il bus che ci avrebbe portato in centro a Marrakech, visto che la lingua prevalentemente parlata è il francese (che non conoscevamo). Quando siamo riusciti nell’impresa la strada verso il centro città ci ha lasciato piacevolmente stupiti: a dividerla dalle distese di campi in sabbia c’erano piste ciclopedonali con bellissime palme a non finire, ma una volta giunti alle porte di Marrakech le strade si sono animate di persone a piedi, gruppi di turisti, carrozze con cavalli (tipiche per il giro turistico della città), autobus, motorini e auto incolonnati tutti in modo irregolare e caotico.

Il bus ci ha lasciato a pochi metri dal nostro hotel, appena fuori la Medina, di fronte alla Moschea della Koutoubia (la più importante di Marrakech) che per i successivi tre giorni ci avrebbe dato il buongiorno con la preghiera all’alba.

Al check-in in hotel ci ha accolto un signore molto gentile e disponibile. La nostra stanza era al secondo piano vicino ad un’enorme terrazza panoramica con vista sulla Moschea, dove venivano servite colazioni, pranzi e cene.

La camera era spartana ma funzionale: armadio, letto matrimoniale, specchio, bagno dotato di lavandino, doccia e water (pulizia 7 su 10, considerando che non era una Riad di lusso).

DAY 1: LA MÉDINA  DI MARRAKECH

Ci siamo buttati nel caos di Marrakech in cerca del nostro primissimo the alla menta. Era la prima esperienza che volevamo fare una volta in città, ma non sapevamo che l’avremmo ripetuta per un’infinità di volte nei seguenti giorni. Questo the viene servito al tavolo in una teiera argento e versato dal cameriere, come da rituale, “a cascata” nel bicchierino in vetro contenente foglie di menta e zollette di zucchero.

La parola d’ordine nella Médina è PERDERSI, ed è anche l’unica cosa che non si può evitare: un susseguirsi di piccoli vicoli pieni di banchetti e negozietti dove viene venduta qualunque cosa: frutta secca, datteri, spezie di ogni colore, luminarie, souvenir, teiere con tazzine, artigianato locale, tappeti, vestiti etnici tipici del Marocco, scarpe ed abbigliamento contraffatto di grandi marche e bigiotteria di ogni tipo. Tutto pare esser diviso però, in quartieri: quello dei tappeti, quello della bigiotteria e via dicendo. Non potevano certo mancare i banchetti per la vendita dell’Argan, dove alcune donne lo lavorano davanti ai vostri occhi.

Mentre passeggiavamo i signori dei banchetti cercavano in ogni modo di fermarci con un’insistenza disarmante. Alcuni provavano ad attirare la nostra attenzione tentando l’approccio in diverse lingue finchè non azzeccavano la nostra, altri chiamandoci con nomi a caso, nella speranza di indovinarli.

Per la Médina sono sparsi numerosi centri Hammam (una specie di grande bagno turco, con benefici psicofisici), da cui prende il nome il trattamento che viene svolto al loro interno. Purtroppo quest’esperienza è tra le cose che abbiamo rimandato alla prossima volta che torneremo in Marocco.

In uno di quei “quartieri”, come ho deciso di chiamarli io per intenderci, ci sono negozietti e banchetti di ristorazione tipici dove mangiano le persone del luogo. Pietanze a base di verdure e carne vengono cucinate in grosse pentole e poi servite ai clienti a prezzi minimi. E’ molto suggestivo passare tra i tavolini sparpagliati per i vicoli a pochi passi dai cuochi al lavoro nonostante, a volte, l’odore acre e forte di quella zona è fastidioso. Anchevedere i banchetti dei macellai che appendono la carne a grandi ganci lasciandola penzolare serenamente all’aria aperta non è tutto sto carnevale di Rio!

Avete mai sentito il detto “tutte le strade portano a Roma”? Ecco, non funziona nella Médina: i vicoli sono davvero troppi ma con una buona dose di fortuna ed orientamento potreste ritrovare il centro in qualche ora.

Ed è cosi che abbiamo scoperto la famosa Piazza Jamaa el Fna, la principale a Marrakech. È una piazza molto grande, di giorno affollata da numerosi banchetti tipici sopra citati, bancarelle dove bere freschissime spremute a pochi dirham, negozi per il cambio valuta, donne che fanno l’henné ed incantatori di serpenti. E’ tutto davvero movimentato e caotico. Ogni tanto riguardo il video che mi ha fatto il mio ragazzo mentre abbozzo un bruttissimo balletto con un artista di strada che suonava il gragb (simile alle nacchere), che poi ovviamente si è fatto lasciare una mancia, perché ricordate: TUTTO SI PAGA A MARRAKECH!

La piazza sprigiona tutto il suo potenziale di sera però, quando gli abitanti della città ed i turisti si riversano per le strade fino a notte fonda. I banchetti del giorno lasciano spazio a quelli dello Street food serale. Ad ogni passo c’era una persona che provava a convincerci insistentemente a cenare al proprio banchetto. Intorno allo Street food  c’erano gruppetti di local riuniti in cerchio attorno a dei fuochi, che cantavano a ritmo di tamburi le loro canzoni. Tutto molto suggestivo ed avvolgente, finchè il mio ragazzo decide di fare un video ed una mano sbuca dal nulla sotto il suo naso per reclamare l’immancabile mancia.

Vicino alla piazza,  in fila indiana, sono ferme le carrozze per il tour di Marrakech. L’aria che si respira in quella piccola via è pregna di odore di sterco ed i cavalli sono, per la maggioranza, tutti molto magri.

CONSIGLIO: Prima di scattare foto alle persone, agli artisti di strada o ai loro momenti di ritrovo è meglio chiedere, per evitare di lasciare una mancia ad ogni scatto.

DAY 2: VALLE DI OURIKA E CASCATE DI OUZOUD

Il secondo giorno abbiamo noleggiato un’auto e siamo partiti in cerca di natura e panorami mozzafiato.

Le due mete erano la Valle dell’Ourika e le Cascate di Ouzoud, entrambe poco affollate, piuttosto distanti da Marrakech (3 ore circa in auto).

La strada all’esterno delle grandi città era un susseguirsi di vaste distese di erba o sabbia, alternate a paesini rurali fuori dal tempo tutti molto simili. In uno di questi abbiamo potuto attraversare un mercato davvero super affollato, che si snodava in entrambi i lati della strada, nella quale i local vendevano ed acquistavano animali oltre ai classici generi alimentari.

La strada per la Valle dell’Ourika, dalla pianura, si inerpica su leggeri tornati nelle montagne dell’Alto Atlante e non è praticamente segnalata. In due occasioni abbiamo dovuto fermare studenti che si dirigevano a scuola a piedi (per nostra fortuna masticavano un po’ di inglese) per chiedere indicazioni.

Pochi chilometri prima di raggiungere la destinazione abbiamo iniziato a vedere alla nostra sinistra un fiume, dove sulle sue sponde c’erano dei localini rurali per la quale è famosa la zona. Questi bar/ristoranti assomigliano a delle case in cemento di struttura quadrata e tutte colorate. Alcuni di questi per far accomodare le persone avevano tavolini e sedie, altre tappeti e cuscini posizionati sulle rocce pianeggianti, all’interno del fiume stesso. Il tutto era raggiungibile dalla strada tramite dei ponti tibetani in legno.

Raggiunta la valle un signore si mette in mezzo alla strada e ci indica un parcheggio apparentemente gratuito. Quello stesso signore si propone come guida per portarci alla cascata (a detta sua introvabile per un turista). Abbiamo chiuso la contrattazione a 50 dirham (non dimenticatevi assolutamente di contrattare il prezzo prima).

Carichi e pieni di entusiasmo iniziamo a seguire la guida, che non spiccicava una parola in inglese, su un percorso in salita un poco ripido. Inizialmente si snodava attraverso case colorate, dove al loro esterno era esposto qualche souvenir di artigianato locale, per poi lasciare spazio ad un sentiero roccioso. Circa 20 minuti dopo davanti ai nostri occhi c’era una cascatella, con un piccolo chioschetto. Carina, ma onestamente non valeva lo sforzo. La guida, con il fuoco sotto ai piedi, ci concesse 10 min da dedicare alla cascata per poi procedere, in ripidissima salita sconnessa,  a rivedere la stessa cascata da più in alto, mentre dal lato opposto si poteva ammirare una bella panoramica dei paesini sottostanti costeggianti il fiume ed i suoi particolari localini.

L’escursione con la guida è durata circa un’ora e mezza scarsa senza lasciarci grande soddisfazione, anzi. Al rientro alla macchina la guida, ha provato a farci pagare 250 dirham anziché i 50 accordati inizialmente. Inutile dire che ci siamo imputati ad onor degli accordi presi inizialmente, pagando i nostri 50 dirham ed andandocene via.

Questo rientra nei posti che non abbiamo particolarmente gradito, un po’ per l’esperienza ed un po’ per il luogo in se.

CONSIGLIO: informatevi molto bene su percorsi e parcheggi prima di andarci ed assicuratevi che il prezzo contrattato rimanga quello!

Anche la strada per la nostra seconda tappa era un susseguirsi di tornanti in salita sul medio Atlante.

Arrivati vicino al sito delle cascate siamo stati, nuovamente, assaliti da un sacco di parcheggiatori che facevano a gara per farci parcheggiare nel proprio spazio. Parcheggiate pure a quello più vicino perché le cifre sono praticamente uguali (pagherete nel 99% dei casi al vostro rientro).

Anche qui il parcheggiatore ha cercato di propinarci una guida sostenendo che senza ci saremmo persi molte cose. Noi siamo persone che preferiscono perdersi e scoprire con i propri occhi le cose quindi, reduci anche dalla spiacevole esperienza mattutina, abbiamo optato per arrangiarci (scelta di cui siamo stati davvero felici!).

La prima cosa che si vede imboccando il sentiero è la testa della cascata poi il vuoto del salto, più giù’ sul corso del fiume delle zattere che permettevano alle persone di arrivare sotto la cascata, sulle sponde una serie di casette e di villaggi (alcuni dei quali erano camping davvero selvaggi) e guardando l’orizzonte si ammirava la vastità di questo canyon verdeggiante. Uno spettacolo davvero meraviglioso per gli occhi!

Preso uno dei due sentieri abbiamo iniziato la discesa verso il corso del fiume (ci siamo persi anche qui). Dopo aver costeggiato le sponde del fiume, collegate tra loro tramite delle passerelle in legno poggiate sulle rocce, ci siamo imbattuti in un gruppo di scimmie che si avvicinavano alle persone in cerca di un po’ di cibo facile.

Erano davvero molto carine. Vederle libere di muoversi, giocare e litigare nel loro habitat faceva il suo effetto.

Lasciate le scimmie ci siamo fermati a bere una freschissima spremuta in un camping, con una vista mozzafiato della cascata di fronte a noi, e dove il proprietario spremeva le arance su un tavolino improvvisato. Intorno a lui e alle scorze era pieno di api (considerate da loro un insetto pulito). Siamo rimasti li parecchio tempo, prima di procedere, ad ammirare il paesaggio.

In quel momento abbiamo potuto davvero affermare di aver visto un pezzo di Africa.

Ci siamo spinti sotto la cascata fino a che la terra lasciava spazio all’acqua e pur essendo a parecchi metri di distanza venivamo bagnati dagli schizzi. Uno spettacolo davvero mozzafiato.

Dopo le foto di rito torniamo alla macchina per rientrare a Marrakech, accompagnati da un tramonto di fuoco meraviglioso.

VOTO 10/10

DAY3: ESSAOUIRA

Come sempre siamo partiti all’alba ed abbiamo guidato per circa 2 ore e mezza per raggiungere la città marittima di Essaouira, la cui Médina è entrata a far parte del patrimonio unesco.

A primo impatto, fuori dalla zona sacra, sembra una qualunque cittadina di mare dove di fronte all’enorme spiaggia ci sono hotel piuttosto lussuosi e bar.

Vicino alla spiaggia e ad una delle entrate della qasba (cittadella fortificata) c’era il porto, gremito di barche colorate per la maggior parte di bianco, rosso ed azzurro. Essendo arrivati la mattina abbiamo potuto vedere i pescatori che avevano da poco allestito i loro banchetti con il pescato fresco, la gente del luogo che faceva i loro acquisti, qualche gatto che sperava, probabilmente di aggiudicarsi gli scarti del pesce pulito e venduto in loco.

Il forte odore di pesce e delle acque di porto era pesantissimo da sopportare, però dava fascino ed anima a quel luogo.

Abbiamo seguito delle persone su una piccola scalinata che portava sopra le mura di cinta del porto e siamo stati rapiti dal moto delle acque dell’oceano che, al soffio degli Alisei, si abbattevano con violenza sugli scogli poco più a largo creando altissime mura di acqua.

Attraversiamo quindi la Skala de la Kasbah (la fortificazione di mura che proteggeva con dei cannoni la Médina per tutto il suo perimetro) e ci addentriamo a vedere il fulcro di Essaouira, ma non prima di aver fatto spuntino con degli ottimi falafel accompagnati da hummus di ceci ed una immancabile e soddisfacente spremuta fresca.

Devo ammettere che un po’ ci ha ricordato l’isola di Capri: una grande piazza centrale che collega un sacco di piccole viuzze, sulla quale si affacciano bazar di souvenir, piccole Riad, botteghe, negozi di tappeti (appesi ovunque al loro esterno) e dei carinissimi bar dove poter gustare l’immancabile the alla menta. Ed è proprio quello che abbiamo fatto noi quando siamo capitati in una di queste vie, dove un rivenditore di dischi locali colorava l’atmosfera con i suoni tipici del luogo.

Come sempre, anche qui, il consiglio è di girare e perdervi.

Fuori la qasba ci siamo diretti in spiaggia per rilassarci guardando le onde altissime e bagnarci con l’acqua dell’Oceano Atlantico. Essaouira è anche conosciuta per il surf, il kitesurf ed il windsurf.

Durante un pisolino relax sulla spiaggia siamo stati svegliati da alcuni ragazzi che ci proponevano, con la solita insistenza tipica del Marocco, un giro a cavallo, in dromedario o in quad sulla spiaggia. Rifiutata gentilmente, ma con fatica, l’offerta abbiamo fatto una lunga passeggiata con i piedi nell’acqua sulla spiaggia a forma di mezzaluna. Per finire la splendida giornata abbiamo ammirato il sole calare all’orizzonte, fino a sparire, da uno dei tanti bar sulla spiaggia sorseggiando... sapete già cosa ormai!

Al rientro a Marrakech, per non farci mancare nulla in questo mini viaggio, abbiamo anche preso una multa.

DAY 4:  JADIN MAJORELLE E SALUTO A MARRAKECH

La mattina dell’ultimo giorno io sono sempre un po’ malinconica, l’idea di tornare non mi alletta mai quando sono in viaggio. Dopo la solita colazione succo, caffè, pane e miele ci incamminiamo a piedi verso i famosissimi Jardin Majorelle.

Il prezzo  del biglietti di ingresso SOLO ai giardini è di 70 dhs (circa quasi €7), noi non abbiamo visto il museo in quanto chiuso in quel periodo per lavori.

Ma cosa è alla fine quest’attrazione cosi decantata?

E’ un insieme di giardini con piante esotiche, anche rare, dove il colore predominante è il blu. Non a caso il museo presente all’interno dei giardini è completamente pitturato di un blu molto intenso con i dettagli ad ornare giallo ocra in risalto. Il giardino ad oggi è di proprietà di Yves Saint Laurent ed il suo compagno Pierre Bergé.

Come precedente detto non abbiamo potuto visitare il museo berbero al suo interno in quanto temporaneamente chiuso.

Se vi trovate a Marrakech merita assolutamente una visita come attrazione iconica della città, anche se a noi personalmente non ha fatto impazzire.

Abbiamo deciso cosi di tornare alla Médina per fare un giro intorno alla moschea della Koutoubia (le quali preghiere ci hanno accompagnato spesso durante la permanenza in città. La moschea non è visitabile al suo interno per chi non è musulmano) e per comprare qualche piccolo souvenir prima del rientro, ma non vedevamo l’ora di uscirne.

La città storica è davvero incredibile, caotica e piena di vita. Tanto che diventa difficile gestire tutto quel casino. Diventa stressante camminare a lungo in mezzo a persone che continuano a chiamarti spesso anche con insistenza, nonostante questo sia una delle cose che rende cosi speciale Marrakech.

Abbiamo potuto capire che il Marocco è un posto bellissimo, pieno di architettura, storia e natura mozzafiato, ma un luogo dove a volte si possono assistere a scene anche abbastanza crude per quello che siamo abituati a vedere nei nostri Paesi.

Abbiamo concluso la nostra sera prima della partenza in un piccolo ristorante appena fuori la Médina mangiando una buonissima harira, sorseggiando l’immancabile the ed ammirando l’ultimo tramonto nella città magica.

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