Bosnia: qualche giorno tra Sarajevo, Mostar e Blagaj

13.05.2019    
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Parlare della Bosnia non è per nulla semplice e per questo spesso si diventa anche banali. Probabilmente lo sarò, ma spero che questo mio piccolo itinerario vi faccia riflettere, sognare, ma soprattutto scegliere la Bosnia come prossima meta!

Non la Slovenia e neanche la Croazia, ma è la Bosnia quella che oltrepassato il confine ti fa sentire davvero la sensazione che l'Europa delle grandi capitali è lontana.

Sarajevo è la città delle Olimpiadi, quella dell'assedio, di Bregovic. Nel mio immaginario è tante di queste cose ma ora che son tornata (e che continuo a sognarla!) anche molto di più. Mi ha fatto sentire a casa e se glielo lascerete fare lei e i suoi abitanti vi si mostreranno per quelli che sono davvero, con tutta la sofferenza che hanno subito e che ancora subiscono, ma con la grande ambizione di riprendersi nonostante molti dicano che la guerra non sia mai finita davvero.

La mia amica Nina mi ha detto che sono come "noi italiani" e che anche loro hanno "la cultura del caffè": hanno mille problemi ma passano le giornate a lamentarsene da un tavolino del bar. Nonostante questo, riflettendoci a posteriori, ho capito che aveva ragione ma non completamente. Sarajevo e tutta la Bosnia, come quasi tutti i paesi dei Balcani, vivono una grande crisi che va avanti da decenni, ma questo non ha fermato la vitalità artistica di questa meravigliosa città. Ogni sera c'è un concerto, una mostra, una proiezione e proprio la mia amica Nina, artista e curatrice, lavora per un locale che ha fatto la storia: il Kino Bosna, in cui vi consiglio caldamente di andare.

Mostar e Blagaj mi hanno saputa consolare, ma ho iniziato a contare i giorni che mancavano al mio ritorno nel momento stesso in cui sono andata via. Per arrivare a Sarajevo ci ho impiegato una notte intera ma lo rifarei altre mille volte e credetemi, al ritorno avrete le stesse emozioni.

Dopo questa piccola introduzione ci tengo a darvi qualche suggerimento su cosa fare, vedere e mangiare a Sarajevo, Mostar e Blagaj.

Le mie raccomandazioni, come sempre sono dormire da persone del posto e frequentarli il più possibile: Couchsurfing, Airbnb, uscite e chiacchierate al bar!

  •  CIBO! La prima cosa che ho fatto dopo una notte in un pullman sgangherato è stata ovviamente rifocillarmi. Sono vegetariana ma ho comunque trovato tante cose sfizione: burek (cucinato in diverse varianti: patate, spinaci e formaggio etc. Mi raccomando, consumatelo con lo yogurt!), baklava, kafa… e per le vostre notti brave ovviamente RAKIJA! La cucina bosniaca è si a base di carne, ma è comunque molto varia e tutta da provare. I pasti son sempre di pochi spicci, mai speso più di 5 euro per mangiare bene.
  • Baščaršija. Il centro di Sarajevo. Qui troverete molti ristoranti e negozi, è carina, dovrete assolutamente passarci ma ovviamente vi consiglio di non limitarvi a questa zona perché questo è solo il punto di partenza e la parte più patinata e turistica.
  • Sebilj. Possiamo considerarla il simbolo di Sarajevo. E' una fontana in legno in stile ottomano costruita nel 1753. Dicono che bevendo la sua acqua da un lato vi assicurerete il ritorno a Sarajevo, mentre bevendo da entrambi i lati tornerete da sposati…Dicerie, ma la fontana è sempre affollata da turisti che eseguono il rito, probabilmente anche da chi non crede in queste cose, ma cosa non si fa per lasciare questa città con la speranza di tornare.
  • Moschea e museo Gazi Husrev-beg. Il biglietto è unico, quindi vi consiglio di andare quando anche la moschea è visitabile, ovvero fuori dagli orari di preghiera. Entrambi sono piccoli ma belli e sono un'ottimo input per entrare nel contesto multiculturale e multiconfessionale di questa meravigliosa città. Donne, armatevi di foulard, se no ve ne daranno uno in biglietteria da rendere alla fine della visita.
  • Ponte Latino. Un luogo importantissimo per la storia della città. Qui fu assassinato Francesco Ferdinando con la moglie, designando l'inizio delle ostilità che porteranno allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
  • Museo di Sarajevo 1878-1918. Vicino al Ponte Latino troverete un piccolo museo che racconta la storia della città attraverso i suoi avvenimenti più importanti come l'assassinio di Francesco Ferdinando, le Olimpiadi e l'assedio. Una delle prime tappe da fare per capire il background di Sarajevo.
  • Žuta Tabija. Un tempo utile per la difesa della città, ora un bellissimo punto da cui godersi il tramonto davanti a un bosanska kafa.
  • Vijećnica. Questo è uno di quei posti per cui vale la pena viaggiare. Prima di essere distrutta nel 1992 con quasi tutto il suo contenuto è stata un municipio e biblioteca, ora è monumento nazionale e sede di concerti ed esposizioni. Il suo interno si ispira allo stile islamico di alcune moschee del Nord Africa. Vi lascerà a bocca aperta.
  •  Moschea dell'Imperatore. E' la moschea più antica di Sarajevo e purtroppo non son riuscita a visitarla, ma anche solo godere del suo apporto sul paesaggio della città e sbirciare dal cancello mi ha fatto capire la sua bellezza. Magari voi sarete più fortunati.
  •  Antica Chiesa Ortodossa. Questa Chiesa è stata bruciata tante volte nel corso della sua storia ma è sempre stata ricostruita. Nel cortile troverete anche un piccolo museo.
  • Museo dei crimini contro l'umanità e genocidio. Aperto nel 2016. Vengono passate in rassegna le peggiori atrocità del conflitto tra il 1992 e il 1995. Farà male, molto, ma è necessario vedere e capire con i propri occhi. Probabilmente passerete la visita in lacrime ma i libri non bastano per capire le conseguenze di tutto il male che ha subito questo popolo. Andate per rispetto e con desiderio di capire.
  • Galleria 11/07/1995. Non lontano dal museo sopra citato. La Galleria concentra tutta la visita su Srebrenica, come è ben intuibile dal nome stesso. Le foto di Tarik Samarah vi riporteranno a quegli anni bui. Entrate qui senza limiti di tempo. C'è bisogno di fermarsi per ascoltare e capire. Questo, come altri musei a Sarajevo non sono istituti di cultura patinati e contemplativi, al contrario, vi lasceranno tutto il male che c'è al loro interno e parecchio da riflettere.
  • Museo Nazionale della Bosnia Erzegovina. Nel museo troverete una collezione che spazia tra archeologia, storia dell'arte, etnologia, geografia, storia e storia naturale. Aveva chiuso nel 2012 per mancanza di fondi ma penso che ad oggi continui a non cavarsela bene. Forse è stato il museo che mi ha messo più tristezza. Tante cose da vedere, alcune molto importanti, eppure praticamente senza alcun visitatore (ci son stata in pieno agosto) e un po' abbandonato all'incuria.                                                  La personificazione di quello che è questo paese: bellissimo ma massacrato dalla storia e dagli avvenimenti.
  • Museo di Storia di Bosnia Erzegovina. Dalle origini ai tempi moderni, la Bosnia attraverso i Turchi, gli Austriaci, la Jugoslavia, l'Assedio. Metà della collezione è dedicata alla Guerra 1992-95. In uno dei corridoi c'è una bella successione di foto di Sarajevo prima e dopo l'assedio. Anche qui si respira un po' aria di abbandono.                                                                                                  Vicino al museo troverete una grande lattina di carne. E' un simbolo per ricordare quanto Sarajevo abbia subito anche da chi doveva stare in sua difesa. Durante il momento più critico della sua storia, tra le derrate alimentari di emergenza ci fu della carne in scatola disgustosa, spesso di maiale. Un fatto assurdo per una città a grossa componente mussulmana.
  •  Tunnel di Sarajevo. Assediata dai serbi, senza beni di prima necessità, uno dei mezzi con cui Sarajevo riesce a sopravvivere è proprio il tunnel. Dal 1993 al 1995 questa galleria si collegava alla parte del territorio bosniaco ancora libera, passando per un territorio neutrale, ovvero l'aeroporto, al tempo sotto la responsabilità delle Nazioni Unite. Nel tunnel sono passati viveri, aiuti umanitarie e armi, qualcuno è riuscito persino a scappare. Il tunnel fu scavato da un'anonima casa di un villaggio vicino al centro città e la facciata testimonia molto bene quel periodo. Potrete percorrere un piccolo tratto del tunnel, vedere filmati e il piccolo museo con attrezzi e oggetti che furono utili durante gli scavi. Arrivare qui non è molto facile se siete a piedi. Vi consiglio di prenotare una visita guidata dall'ufficio turistico vicino al Ponte Latino. Di solito non mi piacciono le visite guidate, ma ci ha accompagnato un ragazzo giovane e sopravvissuto dall'assedio e perciò è stato molto coinvolgente.
  •  L'ultima cosa che vi consiglio di fare in città è prendere la funivia. E' stata riaperta solo nel 2018 da quando fu chiusa durante l'assedio. Organizzatevi con birre e spuntino e godetevi il tramonto da qui. Non lontano dalla stazione d'arrivo troverete anche la pista da bob abbandonata dalle Olimpiadi.

Aldilà di queste belle, interessanti e più o meno conosciute attrazioni e oltre a provare ad avere a che fare direttamente con loro, vi consiglio di farvi un giro anche nelle zone meno turistiche di Dobrinja e Alipasino Polije, dove l’imponente architettura brutalista si scontra con le ferite di guerra ancora visibili nelle facciate dei palazzi.

Da Sarajevo ho preso un treno per Mostar. Il tragitto è meraviglioso e il treno molto moderno e dotato di ogni confort.

Una volta arrivata a Mostar la sensazione è molto diversa da Sarajevo. Al contrario della capitale, non c'è bisogno di allontanarsi dal centro per vedere i danni lasciati dal conflitto, infatti molte case e palazzi non sono mai stati ricostruiti.

  • Stari Most. La prima cosa da vedere è ovviamente lo Stari Most, il ponte distrutto durante la guerra, ma ricostruito nel 2004. Nonostante ciò, le divisioni sono ben visibili, ma oggi si prova a perdonare, ma mai a dimenticare. Il ponte quindi è nuovo, un giornalista disse che appena costruito "sembrava di plastica", ma a me è piaciuto comunque tanto e potrete ammirarlo anche dalla riva del fiume.
  • Le moschee. Sono tre: Karadozbeg, Koski Mehmed-Pašha e Nesuh-Aga-Vucjakovic. Anche qui si paga un biglietto d'ingresso.
  • Il centro storico. Molto turistico ma vale comunque un giretto senza meta. Ci sono molti b
  • ar, ristoranti, negozi di souvenir e cosa importante agenzie che offrono tour per le attrazioni più importanti a poche ore da Mostar.
  • Il mercato. Vicino a una delle moschee c'è un piccolo mercato cittadino in cui potrete acquistare prodotti locali di ogni genere.

Prima di andare via da Mostar, ho deciso di passare qualche ora a Blagaj, una piccola località che dalle foto sembrava surreale.

Il pullman parte da Španski trg.

Cosa vedere a Blagaj? Partendo dal presupposto che ho avuto poco tempo, son riuscita a visitare solo il monastero derviscio.  La visita è abbastanza breve e dalle finestre potrete vedere più da vicino da dove sgorga il Buna. L'entrata è a pagamento e alle donne verrà offerto il velo, senza il quale non potrete accedere alla struttura.

Qualcuno prosegue verso la fortezza e altri, me inclusa, comprano frutta dalle bancarelle e rimangono con i piedi a mollo nell'acqua (gelida!) del fiume.

Da qui con un taxi condiviso, sono tornata a Mostar e la mia avventura in Bosnia è finita (per ora!). E voi? Quando andrete?

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